L'intento del lavoro di tesi di laurea è quello di proporre uno scenario possibile, quanto più realistico possibile, di rigenerazione urbana dell'area industriale SGL Carbon posta a ridosso del centro storico di Ascoli Piceno, nel...
moreL'intento del lavoro di tesi di laurea è quello di proporre uno scenario possibile, quanto più realistico possibile, di rigenerazione urbana dell'area industriale SGL Carbon posta a ridosso del centro storico di Ascoli Piceno, nel quadrante nord-est delimitato a sud dalla stazione ferroviaria e a nord dal fiume Tronto, una volta che l'azienda - produttrice di elettrodi di carbone amorfo - abbia dismesso l'attività. L'area ha un'estensione di circa 25 ettari, su di essa sorgono edifici industriali dismessi che occupano circa 11 ettari. L'attività produttiva, al tempo della stesura della presente tesi (2001) è ancora in essere, seppure il numero degli operai e addetti effettivamente impiegati sia inferiore alle 200 unità.
La localizzazione dello stabilimento rispondeva, all'inizio del Novecento, a precisi ed essenziali criteri: un'abbondante disponibilità di energia elettrica e di acqua necessaria per il processo tecnologico, la vicinanza degli utilizzatori dei manufatti prodotti all'epoca dallo stabilimento e la vicinanza alla stazione ferroviaria. Situato inizialmente nella periferia est della città, lo stabilimento è stato, negli anni, avvicinato dalla città stessa a causa del successivo frenetico sviluppo urbano, rimanendo inglobata nell'espansione residenziale avviata a partire dagli anni Settanta. Lo stabilimento ha rappresentato una significativa e irrinunciabile parte della storia di Ascoli Piceno, operando per circa un secolo nel tessuto economico e sociale della città.
Il Piano regolatore vigente nel 1980 prevedeva, seguendo un disegno preordinato all'allontanamento della fabbrica, la destinazione a verde pubblico dell'intera area industriale. Presosi tuttavia atto delle esigenze della produzione, dell'occupazione e dei benefici che dall'attività industriale derivavano all'intera economia ascolana, il Consiglio Comunale adottò, con delibera del 30 luglio 1980, una variante al Prg in base alla quale era reintrodotta la destinazione produttiva della zona, ma con la previsione del ripristino della destinazione a verde allo scadere dei 25 anni dall'approvazione regionale della variante stessa. La scadenza della variante, nel 2004, porrà la città di fronte al tema della riconversione ad usi urbani dell'intera area, come occasione di rigenerazione e di valorizzazione di un vasto ambito urbano.
La proposta progettuale contenuta nella tesi di laurea è frutto di un lavoro che ha cercato di considerare tutti gli aspetti, le complessità e le parti coinvolte, a partire da una ricostruzione storica molto accurata dei caratteri urbanistici del contesto e delle vicende che nel tempo hanno generato una situazione di impossibile coesistenza dell'attività produttiva con l'ambito residenziale urbano. E' chiaro che essa non si vuole porre come unica soluzione possibile, quanto piuttosto come una valida alternativa all'inevitabile degrado di un'area che, paesisticamente e morfologicamente, ha tutti i requisiti per potersi identificare come una risorsa per la città e per il suo centro storico.
Il progetto urbanistico ha lo scopo di creare un pezzo di città, con spazi pubblici, attività commerciali, attività di servizio, luoghi di intrattenimento e di svago, aree per lo studio e la ricerca scientifica, insieme alle residenze, ricalcando in tal modo il modello consolidato del centro storico della città, in cui le abitazioni, le attività culturali e commerciali, i servizi primari e secondari sono uniti e integrati in un unico sistema urbano, in cui tutte le attività si intrecciano, amalgamandosi. Il nuovo quartiere dovrà porsi, rispetto al contesto consolidato, come elemento di forte caratterizzazione, perché risultato di una profonda trasformazione della realtà produttiva ascolana e del territorio, inteso come significante di un momento di crescita sociale e culturale della città, espresso mediante una giusta rappresentazione architettonica. L'obiettivo da perseguire è quello di realizzare un quartiere vitale e socialmente integrato, eliminando la contrapposizione tra centro e periferia, tra luogo del lavoro e luogo della residenza. In questa prospettiva potrà essere determinante il ruolo che svolgeranno i nuovi insediamenti e, in particolare, il recupero dei manufatti di archeologia industriale: la loro collocazione all'interno del contesto urbanistico li qualifica, dal punto di vista storico, come beni culturali, in quanto testimonianza di una storia fatta di lavoro e generatrice di una crescita cittadina. Essi rappresentano l'occasione per innescare un processo di ri-progettazione della periferia: inserire la problematica del riuso di questi edifici in un'ottica più generale si configura come occasione proficua per ridefinire i rapporti tra la città e il territorio. La straordinaria importanza dell'area, in senso paesistico e ambientale, e la sua elevata potenzialità per una pluralità di usi urbani, ne fanno la risorsa più importante per un vasto programma di rigenerazione urbana che abbia come fulcro tali manufatti, secondo un programma organico e integrato, che abbia anche l'effetto di riqualificare tutto l'ambito della stazione ferroviaria.