Lungi dall'essere unicamente oggetto di visione, in Kafka le scul-ture restituiscono lo sguardo di colui che le contempla. In virtù di tale carattere speculare divengono analogon della scrittura che fissa a sua volta il lettore rivolgendo...
moreLungi dall'essere unicamente oggetto di visione, in Kafka le scul-ture restituiscono lo sguardo di colui che le contempla. In virtù di tale carattere speculare divengono analogon della scrittura che fissa a sua volta il lettore rivolgendo il proprio sguardo raggelante perfino sullo scrittore, una volta che questi sia divenuto lettore di se stesso 1. Le statue rientrano così a buon diritto nella grande tematica dello Augenblick, e vanno messe in rapporto con quella Verzeitlichung della percezione 22 che rappresenta l'altro versante della spazializzazione del tempo. La scrittura kafkiana esige la quiete del movimento fluido e omogeneo, che rimanga il più possibile identico a se stesso, per poter proseguire senza scosse nel suo viaggio "vuoto e felice". Nelle notazioni diaristiche riferi-te alla stesura appena iniziata dell'ultimo romanzo, Das Schloß, Kafka fa spesso ricorso al concetto di variazione. Così alla data 12 maggio 1922 egli parla della "varietà ininterrotta e in questa, a un certo punto, la commovente visione d'una capacità di variazione che a momenti si allenta" 3. Ma anche se l'enfasi sembrerebbe qui poggiare sui principi di variazione, ripresa e continuità, la trovata improvvisa, lo scatto dello Einfall rimane pur sempre elemento imprescindibile della prosa kafkia-na, senza il quale essa non riesce ad avanzare. Lo scatto caratterizza altresì il rapporto dell'osservatore kafkiano con le statue o i gruppi monumentali, con la scultura in generale: anche le statue occupano all'improvviso il campo visivo del lettore/osserva-tore, senza che vi sia un graduale avvicinamento a questi impassibili osservatori di marmo, artefici e a un tempo figure di un'inversione che rimanda al soggetto la sua stessa attenzione. Talvolta esse costituiscono l'immobile fuoco prospettico di una scena caotica, dominata dal traffico di mezzi di trasporto e dal movimenti degli esseri umani. In cerchi con-centrici il nomade K. si aggira attorno al punto vuoto, alla lacuna da cui, improvvisamente, deve spuntare il camaleontico e inafferrabile Klamm, per poi sparire e confondersi di nuovo, come in un enigma. Altrove Kafka attribuisce alla statua, con trasposizione metaforica, condizioni psicologiche e gesti del soggetto vivente. Tra carne e pietra, nel mondo narrativo kafkiano, sembra non sussistere troppa differenza. Così come pure lo stacco tra vita e morte, o tra uomo e animale risultano fortemen-te relativizzati all'interno del suo universo narrativo. Il che non deve poi suscitare troppa meraviglia, in un autore cresciuto nell'atmosfera della Praga magica degli alchimisti, e da essa profondamente permeato. A