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By the cross analysis of the three manuscripts known today (the ones from Paris, Nîmes and Barcelona), the following contribution aims to deepen the knowledge of the human and cultural profile of the aristocrat Dhuoda, wife of Bernard,... more
By the cross analysis of the three manuscripts known today (the ones from Paris, Nîmes and Barcelona), the following contribution aims to deepen the knowledge of the human and cultural profile of the aristocrat Dhuoda, wife of Bernard, duke of Septimania, who, between 841 and 843 A.D., addressed a pedagogical handbook to his son William, for his moral education. Throughout the analysis of the original texts and their confrontation with historical and philological acquisitions by scholars like Riché and Vernet, this dissertation hopes to identify the literary sources which Dhuoda used to compose her brief Speculum principis, which is not only an indispensable record of the historical era in which she lived (after the death of Ludwig the Pious), but also a source of information about the literary culture of a woman in the IX century (an aristocrat of course, but still a woman). Despite her Latin production isn’t always impeccable (though still in average at the level of her contemporaries), Dhuoda proves to know many works by grammarians, poets, commentators and philosophers; she has a marked sense of rhythm and stylistic refinement, she loves puns and wordplay, and she knows how to use figures of speech properly. With the support of her several sources, Dhuoda tries to pass to her firstborn those values of the Gefolgschaft that she considers essential to becoming a man and a warrior of her time: faith in God, love and veneration for his father, the fight against vices and the pursuit of virtue, the respect due to the king and the clergy. Seeing as how the quotes that Dhuoda inserts in her text almost always lack clear references, it is possible to formulate new hypothesis about Dhuoda's specific literary knowledge, and that has still not been identified to this day.
Available on the website:
http://blogs.surrey.ac.uk/medievalwomen/2017/05/03/a-woman-of-letters-dhuodas-liber-manualis/
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http://blogs.surrey.ac.uk/medievalwomen/2017/05/03/a-woman-of-letters-dhuodas-liber-manualis/
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Il contributo si propone di tracciare una sistematica mappatura dei crocifissi lignei animati, particolari oggetti devozionali dotati di articolazione mobile degli arti, del bacino o del collo, presenti a Firenze e databili tra il XIV ed... more
Il contributo si propone di tracciare una sistematica mappatura dei crocifissi lignei animati, particolari oggetti devozionali dotati di articolazione mobile degli arti, del bacino o del collo, presenti a Firenze e databili tra il XIV ed il XV secolo. Lo studio rappresenta un avanzamento rispetto alle ultime acquisizioni della ricerca, segnatamente dell'opera di Margrit Lisner, Holzkruzifixe in Florenz und in der Toskana von der Zeit um 1300 bis zum frühen Cinquecento, datato ormai al 1970 ed ancora insuperato sotto molti aspetti. L'ultimo studio effettuato sul tema è quello di Kamil Kopania, Animated Sculptures of the Crucified Christ del 2010, che pur trattando anche dei crocifissi fiorentini, non ne approfondisce forme ed utilizzo. L'intervento tratterà esclusivamente i crocifissi animati dell'area urbana fiorentina, e chiarirà in particolare la relazione tra opera d'arte e spettatore, tra il tipo scultoreo dello Schmerzensmann e le peculiari forme di devozione e pratica religiosa a Firenze alla fine del Medioevo. A partire dall'analisi delle fonti, e dall'indagine su ogni specifico manufatto, si cercherà di chiarire alcune problematiche fondamentali: quale fosse l'effettiva posizione di questi crocifissi all'interno dello spazio sacro, quali fossero i modi d'uso di questi oggetti in relazione alla liturgia pasquale (e non solo), e soprattutto quale fosse l'intenzione di questi oggetti, ossia quali emozioni essi tentassero di suscitare nello spettatore attraverso un realismo ed una mobilità talvolta sconvolgenti.
Contributo disponibile al seguente indirizzo:
http://www.italiamedievale.org/portale/forme-di-devozione-in-movimento-crocifissi-animati-a-firenze-nel-tardo-medioevo/
Contributo disponibile al seguente indirizzo:
http://www.italiamedievale.org/portale/forme-di-devozione-in-movimento-crocifissi-animati-a-firenze-nel-tardo-medioevo/
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The paper present the story, recostructed through archival sources (kept at the Suprintendence of Cultural Heritage in Florence), about the restoration carried out by architect Ezio Cerpi on the abbey of San Godenzo (XI century, Mugello,... more
The paper present the story, recostructed through archival sources (kept at the Suprintendence of Cultural Heritage in Florence), about the restoration carried out by architect Ezio Cerpi on the abbey of San Godenzo (XI century, Mugello, Tuscany) at the beginning of the XX century. A story of romance and medieval aspirations, not always consistent with the needs of a modern philological intervention.
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Un des aspects fondamentaux de l'identité du Moyen Âge occidental est la coexistence d'éléments culturels profondément différents les uns des autres. Aujourd'hui, nous vivons dans une société souvent décrite comme globale et qui ne semble... more
Un des aspects fondamentaux de l'identité du Moyen Âge occidental est la coexistence d'éléments culturels profondément différents les uns des autres. Aujourd'hui, nous vivons dans une société souvent décrite comme globale et qui ne semble partager réellement avec nous que la monnaie : la culture médiévale pourrait avoir encore beaucoup à nous apprendre.
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In termini quantitativi, il corpus dell’arte grafica medievale è piuttosto limitato. In compenso, le testimonianze che si sono conservate sono di estremo interesse non soltanto per gli aspetti estetici, ma anche per le implicazioni... more
In termini quantitativi, il corpus dell’arte grafica medievale è piuttosto
limitato. In compenso, le testimonianze che si sono conservate sono di estremo
interesse non soltanto per gli aspetti estetici, ma anche per le implicazioni filosofiche
limitato. In compenso, le testimonianze che si sono conservate sono di estremo
interesse non soltanto per gli aspetti estetici, ma anche per le implicazioni filosofiche
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Il contributo si propone di approfondire la comprensione dell’opera Vita delle forme (1934) dello storico dell’arte Henri Focillon (1881-1943), attraverso un serrato confronto con i punti cardinali del lavoro L’evoluzione creatrice (1907)... more
Il contributo si propone di approfondire la comprensione dell’opera Vita delle forme (1934) dello storico dell’arte Henri Focillon
(1881-1943), attraverso un serrato confronto con i punti cardinali del lavoro L’evoluzione creatrice (1907) del filosofo
francese Henri Bergson (1859-1941). Il confronto si appunta in particolare sui grandi temi della forma, del tempo, dello
slancio vitale e della sperimentazione, ricollocando storicamente il lavoro di Focillon all’interno della più grande corrente
spiritualista francese, che ebbe il merito di tentare una via alternativa rispetto alla visione positivistica dei fenomeni non solo
naturali, ma anche sociali e culturali. L’analisi dello stile e del suo mutamento nel tempo, condotta da Focillon, diventa
così parte di una tradizione storiografica e di un’idea di sviluppo dell’arte fortemente radicata nella cultura occidentale.
(1881-1943), attraverso un serrato confronto con i punti cardinali del lavoro L’evoluzione creatrice (1907) del filosofo
francese Henri Bergson (1859-1941). Il confronto si appunta in particolare sui grandi temi della forma, del tempo, dello
slancio vitale e della sperimentazione, ricollocando storicamente il lavoro di Focillon all’interno della più grande corrente
spiritualista francese, che ebbe il merito di tentare una via alternativa rispetto alla visione positivistica dei fenomeni non solo
naturali, ma anche sociali e culturali. L’analisi dello stile e del suo mutamento nel tempo, condotta da Focillon, diventa
così parte di una tradizione storiografica e di un’idea di sviluppo dell’arte fortemente radicata nella cultura occidentale.
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Il contributo si propone di approfondire il problema dello Schelling lettore di Platone. Il suo commentario al Timeo rappresenta una testimonianza imprescindibile del platonismo nel pensiero schellinghiano della prima formazione, in cui... more
Il contributo si propone di approfondire il problema dello Schelling lettore di Platone. Il suo commentario al Timeo rappresenta una testimonianza imprescindibile del platonismo nel pensiero schellinghiano della prima formazione, in cui si palesa una precisa volontà di unificare tematiche moderne (in particolare quelle intorno al criticismo kantiano), con altre di matrice platonica. Il risultato è quello di una inedita commistione, per cui Platone è letto in chiave kantiana, e Kant è posto sotto una nuova luce platonizzante.
